Il mercato torinese cambia passo: cosa dicono i dati del secondo trimestre a chi vende casa
Nei primi tre mesi del 2026 Torino era in testa a tutte le grandi città italiane per crescita di compravendite e prezzi. Nel secondo trimestre il ritmo si è normalizzato. Non è un’inversione di tendenza, ma un cambio di passo che chi ha una casa da vendere in autunno farebbe bene a leggere con attenzione, perché suggerisce con precisione dove conviene mettere l’attenzione.
Il primo trimestre: Torino davanti a tutti
I dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate sul primo trimestre 2026 avevano fotografato una città in accelerazione: compravendite residenziali a +9,2% rispetto allo stesso periodo del 2025 e prezzi a +7,1%, con un valore medio intorno ai 2.250 euro al metro quadro.
In entrambe le classifiche Torino era prima tra i grandi capoluoghi, davanti a Genova (+8,7% e +4,8%), Milano (+7,1% e +1,0%) e Roma (+5,1% e +2,1%). La media nazionale si fermava a +4,4% sulle compravendite e +4,3% sui prezzi.
Un dato meno commentato, ma interessante per chi vende: oltre un terzo degli acquirenti torinesi aveva meno di 35 anni.
Il secondo trimestre: un assestamento nel Nord-Ovest
Il quadro cambia con il sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni pubblicato dalla Banca d’Italia il 12 agosto 2026, che raccoglie i giudizi delle agenzie immobiliari sul trimestre aprile-giugno.
Il sondaggio ragiona per “saldi”: la differenza tra la quota di agenzie che segnala un aumento e quella che segnala una diminuzione. Più il saldo è alto, più diffusa è la percezione di crescita.
Sui prezzi di vendita il saldo nazionale scende da 12 a 7 punti: resta positivo, quindi le agenzie che segnalano prezzi in aumento sono ancora più numerose di quelle che li segnalano in calo, ma il margine si è ridotto. Il dato che riguarda più da vicino Torino è quello territoriale: nel Nord-Ovest il saldo passa da 11 a 1 punto, la variazione più marcata tra le aree del Paese. Nord-Est (13), Centro (11) e Sud e Isole (6) si mantengono su valori più alti.
Sul fronte degli affitti, i canoni accelerano in gran parte del Paese, mentre nel Nord-Ovest restano sostanzialmente stabili.
Sconti e tempi di vendita restano ai minimi
C’è però un secondo livello di lettura, ed è quello che conta di più per chi sta per mettere in vendita.
Nonostante il rallentamento, lo sconto medio praticato rispetto al prezzo inizialmente richiesto resta intorno al 7% e i tempi medi di vendita intorno ai cinque mesi: entrambi su livelli minimi da quando l’indagine esiste.
Sono due numeri che sembrano contraddire il rallentamento, e invece lo spiegano. Il mercato non sta perdendo valore: sta premiando chi arriva preparato. Le case che si vendono, e si vendono in tempi contenuti, sono quelle proposte con un prezzo credibile fin dall’inizio; quelle fuori mercato restano in vetrina più a lungo.
Lo confermano gli altri indicatori del sondaggio: la domanda è in contrazione (saldo a -15 punti) e anche i nuovi incarichi di vendita si riducono (saldo a -26 punti). Meno immobili in vendita, quindi, ma seguiti con più cura.
Il ruolo dei mutui
Il credito continua a sostenere il mercato: il 63% degli acquisti è finanziato con un mutuo, con un rapporto medio tra prestito e valore dell’immobile intorno al 78%. Solo il 18% delle agenzie indica le difficoltà di accesso al credito tra gli ostacoli alla vendita.
È un punto rilevante per chi vende a Torino a una clientela giovane: la solidità della copertura bancaria dell’acquirente incide sui tempi del rogito quanto il prezzo concordato.
Le attese guardano più in là
L’ultimo dato è forse il più incoraggiante. Le aspettative degli operatori sul trimestre successivo restano prudenti (-14 punti), ma quelle sull’orizzonte di due anni migliorano sensibilmente: -10 punti contro i -22 di un anno fa.
Tradotto: gli operatori leggono questa fase come un assestamento, non come l’inizio di una discesa.
Cosa significa concretamente a Torino
Se sta pensando di vendere nei prossimi mesi, questi numeri suggeriscono tre cose.
Il prezzo di partenza conta più di prima. Con uno sconto medio del 7%, il margine di trattativa è ridotto. Un prezzo richiesto troppo alto difficilmente viene recuperato in trattativa: più spesso allunga i tempi. Definirlo bene fin dall’inizio è il singolo fattore che incide di più sull’esito.
Cinque mesi sono la media. Chi vende in autunno con l’obiettivo di chiudere entro l’anno ha tempi da organizzare con metodo. Preparare in anticipo la documentazione — visura, planimetria aggiornata, attestato di prestazione energetica, verifica della conformità urbanistica — è il modo più semplice per non perdere settimane dopo aver già trovato l’acquirente.
La minore offerta gioca a favore di chi vende. Con meno immobili sul mercato, una casa presentata bene ha oggi più visibilità di quanta ne avrebbe avuta un anno fa.
Il primo trimestre torinese ha dimostrato che la domanda c’è, ed è solida. Il secondo ha ricordato che è anche selettiva: premia le case proposte con criterio.


